Origine dell'idea

Da PattoSocialeProduttivita.

Versione del 14:28, 11 nov 2008, autore: Agaj (discussione | contributi)
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Nel lavorare attorno all'organizzazione e all'introduzione del volume Social Pacts, Employment and Growth. A Reappraisal of Ezio Tarantelli Thought (Physica-Verlag, Heidelberg, 2007) - nella primavera del 2006 - Nicola Acocella ed io ci chiedevamo che cosa l'amico e collega assassinato vent'anni prima a causa della sua proposta di 'concertazione', avrebbe mai detto e fatto di fronte al problema dei problemi che il nostro sistema economico sta atraversando da oltre un decennio, la stagnazione (con addirittura qualche vistosa caduta) della produttività del lavoro e dei fattori produttivi.

Sebbene un paio di anni fa il clima sul fronte delle relazioni industriali non fosse per niente favorevole ad una nuova stagione di atti concertativi, ed anzi montasse un vento che puntava verso una riduzione dei patti sociali e del ruolo della contrattazione collettiva centralizzata, ci era sembrato che i richiami da parte di studiosi quali Jelle Visser e Richard Freeman (inclusi nel nostro collettaneo), sulle differenze costitutive tra i sistemi economici europei rispetto a quelli anglo-americani (partenariato sociale nel primo caso, mano invisibile nel secondo) fossero appropriati e convincenti. Nella sua relazione al convegno, e nello scritto raccolto nel volume, Richard Freeman si dichiara persuaso che (p.236), se Ezio - così impegnato sul fronte del dialogo sociale per risolvere il problema degli anni '80 (l'inflazione) - fosse ancora con noi, si sarebbe certamente profuso nel suggerire una soluzione sociale al problema di oggi (la produttività).

E da parte nostra ci sorreggeva l'idea che, nonostante il clima di ostilità che sottostava alle analisi del problema da parte dei sostenitori (mainstream) dell'approccio anglo-americano della mano invisibile, la soluzione andasse ricercata proprio nello spirito Tarantelliano, pensando a dei contenuti nuovi da concertare rispetto a quelli che avevano caratterizzato i patti sociali degli ultimi tre decenni. E questi nuovi contenuti erano dettati dalle caratteristiche strutturali del sistema economico italiano: i limiti alla crescita della spesa pubblica, la globalizzazione dei mercati e il ruolo della conoscenza nell'economia. Tali limiti hanno spinto sempre più gli economisti del lavoro ad entrare all'interno dell'impresa, in cerca di dettagliate conoscenze sull'operatività e sui requirements delle nuove tecnologie basate sulla microelettronica.

Su questo fronte già da alcuni anni è attivo un gruppo locale di ricerca sul tema Innovazioni organizzative, pratiche di lavoro e performance d'impresa, che ha fornito significativi contributi scientifici.

Sulla base dei risultati di diverse analisi internazionali e nazionali (citate nel volume in questione: pagg. 7 e 8) i nuovi contenuti dello 'scambio politico' di un "Patto per la produttività" sono stati da noi individuati in una crescita moderata dei salari reali a fronte di un impegno da parte di imprese, sindacati e governo ad interpretare alti investimenti in ICT, in capitale organizzativo e nello sviluppo delle competenze. Il paradigma della "High-performance Work Organisation" (HPWO) incorpora le caratteristiche di un'impresa che apprende e che accresce i suoi asset intangibili, e che fa della produzione e diffusione della conoscenza la pietra angola di un processo volto da un lato a disegnare una nuova forma di organizzazione del lavoro e dall'altro ad accrescere la competitività. I dettagli di questo processo sono contenuti nella nostra proposta di un 'Patto Sociale per la Produttività', che il lettore troverà nelle pagine successive di questo sito.

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